Sì, oggi puoi usare la tua moto in autostrada anche se hai una 125. Uno dei grandi tabù, di quelli che hanno accompagnato la vita dei giovani motociclisti, è caduto!
Dal 14 dicembre 2024, con l’entrata in vigore del nuovo Codice della Strada, sono ammessi in autostrada e in tangenziale tutti i motocicli con cilindrata minima di 120 cc se a motore termico, oppure con potenza di almeno 6 kW (circa 8 CV) se elettrici. In pratica, tutti gli scooter e le moto della classe 125 possono viaggiare su queste strade.
C’è però una condizione precisa: il conducente deve essere maggiorenne. E c’è un aspetto che a molti motociclisti certamente non piace: moto e scooter pagano il pedaggio come le auto, perché rientrano nella stessa classe. Esiste uno sconto dedicato del 30% tramite i vari dispositivi di telepedaggio.
E se all’entrata dell’autostrada il cartello mostra ancora il vecchio limite di 149 o 150 cc? Niente panico: quei segnali non sono stati aggiornati, ma a fare fede è la legge. Se rispetti i requisiti di età minima (diciotto anni) puoi entrare in queste strade senza rischi.
In questa guida vediamo cosa dice esattamente il Codice della Strada, quali strade puoi percorrere, che età serve, cosa rischi se sbagli e come alleggerire il conto del pedaggio.
Le moto possono andare in autostrada? Cosa dice il Codice della Strada
Fino a poco tempo fa la risposta, per chi aveva una 125, era negativa, un bel “no” stampato anche sui cartelli che riportavano il limite minimo di cilindrata per le due ruote di 149/150 cc. La regola generale dell’articolo 175 del Codice della Strada (D.Lgs. 285/1992) vietava la circolazione in autostrada e sulle strade extraurbane principali ai motocicli sotto i 150 cc.
Le cose sono cambiate con la Legge 25 novembre 2024, n. 177, il nuovo Codice della Strada, in vigore dal 14 dicembre 2024. Il suo articolo 16 ha inserito nell’art. 175 un nuovo comma 2-bis che apre le autostrade ai 125 cc, anzi ai motocicli (compresi gli scooter) di cilindrata minima di 120cc.
Da 149 a 120 cc: cosa è cambiato
Il nuovo comma 2-bis stabilisce, in deroga al divieto generale, che è consentita la circolazione dei motocicli di cilindrata non inferiore a 120 cc se a motore termico, o di potenza non inferiore a 6 kW se a motore elettrico, purché guidati da un maggiorenne.
Prima della riforma, cioè dal 2021 fino al 13 dicembre 2024, la soglia era ben più alta: 149 cc per il motore termico oppure 11 kW per gli elettrici. Ecco il confronto:
| Prima (fino al 13/12/2024) | Ora (dal 14/12/2024) | |
|---|---|---|
| Cilindrata minima (motore termico) | 150 cc | 120 cc |
| Potenza minima (elettrico) | 11 kW | 6 kW |
| Età del conducente | 18 anni | Maggiorenne |
120, non 125 cc: la differenza che conviene conoscere
Qui c’è un dettaglio importante. La legge non parla di «125», ma di 120 centimetri cubi come soglia minima. La classe commerciale «125» è ammessa semplicemente perché quei modelli hanno una cilindrata effettiva superiore a 120 cc.
Il senso pratico è chiaro: non conta l’etichetta della categoria o quello che riporta la scritta sulla carrozzeria dello scooter o la dicitura del listino prezzi, conta il dato reale trascritto sulla carta di circolazione. Se hai dubbi sul tuo mezzo, quello è il documento da controllare prima di imboccare un casello.
Su quali strade puoi guidare una 125?
La nuova regola non vale solo per le autostrade in senso stretto. Il comma 2-bis richiama le strade indicate al comma 1 dell’art. 175, quindi l’apertura riguarda:
- Le autostrade;
- Le strade extraurbane principali (le superstrade a doppia carreggiata con spartitraffico);
- Le tangenziali delle grandi città, quando hanno queste caratteristiche e sono segnalate come tali.
È proprio l’uso quotidiano, come attraversare la città in tangenziale, raggiungere il lavoro senza infilarsi nel traffico del centro, a rendere questa novità così utile per chi si muove su due ruote in area urbana.
Restano invece esclusi i ciclomotori (i «cinquantini») e gli scooter di piccola cilindrata (ma sono davvero pochissimi) sotto i 120 cc: per loro il divieto continua a valere.
Che età serve per guidare la 125 in autostrada?
Il requisito è netto: puoi guidare una moto o uno scooter 125 in autostrada solo se sei maggiorenne, ovvero se hai compiuto 18 anni. Non basta avere il mezzo adatto: serve anche l’età giusta.
A1 a 16 anni, ma autostrada a 18: attenzione al divario
Questo crea una situazione da tenere bene a mente. La patente A1, che abilita alla guida dei 125, si può conseguire già a 16 anni. Ma chi ha 16 o 17 anni, pur potendo guidare la sua 125 sulle strade normali, non può utilizzarla in autostrada o in tangenziale fino al compimento dei 18 anni.
In sostanza: mezzo idoneo + conducente maggiorenne. Se manca uno dei due requisiti, l’accesso non è consentito.
E prima della riforma come funzionava?
Fino al 13 dicembre 2024 il Codice non indicava un’età minima esplicita per l’autostrada. Il limite dei 18 anni c’era comunque, ma per una via indiretta: potevano circolare su queste specifiche strade solo moto di almeno 150 cc, e per guidarle serviva almeno la patente A2, che si poteva conseguire a 18 anni. Aprendo le autostrade ai 125 cc, che sono guidabili già a 16 anni con la patente A1 o con la B automobilistica, il legislatore ha dovuto scrivere nero su bianco il requisito della maggiore età.
Cosa rischi se non rispetti i limiti?
Entrare in autostrada con un mezzo sotto la soglia consentita, o se il conducente è minorenne, è chiaramente un’infrazione. Chi viene fermato in queste condizioni rischia una sanzione amministrativa pecuniaria da 42 a 173 euro.
Non è tutto: lo stesso articolo 175 prevede che, accertata la violazione, gli organi di polizia possano imporre al conducente di abbandonare l’autostrada con il proprio veicolo. Oltre alla multa, quindi, c’è lo stop immediato al viaggio.
Il consiglio è semplice: prima di imboccare il casello, verifica cilindrata (o potenza) sulla carta di circolazione e assicurati di rispettare il requisito anagrafico.

I cartelli mostrano ancora 149 cc: posso entrare con la 125?
Sì, puoi. È una delle domande più frequenti, e la confusione è comprensibile: all’ingresso di molte autostrade e tangenziali i cartelli riportano ancora il vecchio divieto per i motocicli sotto i 150 cc (a volte con la dicitura «149 cc» come il cartello riportato sopra), senza alcun accenno alla nuova regola. Ma quei cartelli non sono aggiornati: la legge, oggi, dice altro.
Il motivo è tecnico. La riforma non ha riscritto il vecchio divieto: gli ha affiancato una deroga (il comma 2-bis). Il testo con i 150 cc è quindi rimasto formalmente al suo posto, e così la segnaletica non è stata cambiata. A oggi mancano ancora le linee guida ministeriali per il nuovo cartello, che dovrebbe indicare tre cose: 120 cc minimi per i termici, 6 kW per gli elettrici e il requisito della maggiore età.
Quello che conta è che a fare fede è la legge, non il cartello. Polizia Stradale e associazioni di settore confermano: chi rispetta i requisiti (almeno 120 cc o 6 kW, conducente maggiorenne) può circolare senza rischiare sanzioni, anche se il segnale dice ancora 150 cc. Insomma, niente panico davanti al casello se sei in regola. Abbiamo raccontato questo paradosso nell’approfondimento Moto 125 in autostrada? Sì, ma i cartelli dicono il contrario
Quanto costa il pedaggio autostradale con la moto?
Ed eccoci al punto che fa storcere il naso a molti motociclisti. In autostrada moto e scooter pagano il pedaggio esattamente come un’automobile. Nessuno sconto automatico previsto per legge: due ruote o quattro, la tariffa di base è la stessa.
Perché moto e auto pagano uguale
Il motivo è nel modo in cui viene classificato il pedaggio. In Italia le tariffe dipendono principalmente dal numero di assi e dall’altezza del veicolo, non dal tipo di mezzo.
Le moto rientrano nella Classe A: veicoli a due assi con altezza fino a 1,3 metri misurata all’asse anteriore. È la stessa classe in cui ricade la gran parte delle automobili. Avendo due assi e un ingombro contenuto, moto e auto finiscono nello stesso «scaglione» e pagano la medesima tariffa chilometrica.
Per chi guida una 125, spesso usata per tragitti brevi e a basso impatto, pagare quanto una berlina può sembrare poco equo. Da qui la storica richiesta dei motociclisti di una classe di pedaggio dedicata alle due ruote.
Come pagare meno: lo Sconto Moto del 30%
Prima di tutto una distinzione che genera parecchia confusione: usare un dispositivo di telepedaggio e ottenere lo sconto moto sono due cose diverse.
Per pagare il pedaggio con un dispositivo che verifica il tuo passaggio al casello non serve una cilindrata minima: qualsiasi moto ammessa in autostrada, 125 comprese, può montarlo e passare la barriera senza fermarsi a pagare nell’immediato.
Lo «Sconto Moto» è invece un’agevolazione a parte, che riconosce una riduzione del 30% sul pedaggio. Attenzione: non è un obbligo, è volontaria e opzionale. E soprattutto non è legata a un singolo operatore: nasce da un accordo tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e AISCAT e le concessionarie lo riconoscono a chi transita con un dispositivo accreditato.
E non è l’unico sconto disponibile
Lo sconto moto è solo una delle agevolazioni previste dalle concessionarie. Con qualsiasi operatore di telepedaggio puoi trovare anche sconti per i pendolari, convenzioni per i residenti di alcune zone, riduzioni per i veicoli elettrici o a GNL e agevolazioni su singole tratte o tangenziali. Un’avvertenza utile: di norma puoi aderire a una sola modulazione tariffaria per volta, quindi lo sconto moto non è cumulabile, ad esempio, con lo sconto pendolari.
Attenzione: dove non vale e quando si perde
Lo sconto si applica solo sulle tratte delle concessionarie aderenti: alcune reti restano escluse (e l’elenco varia leggermente da un operatore all’altro), quindi conviene verificare il proprio percorso sul sito web del proprio operatore.
Inoltre, il dispositivo va usato davvero con la moto registrata. Se lo utilizzi con un altro veicolo perdi il diritto all’agevolazione e rischi delle penali, perché a ogni passaggio la targa viene verificata dalle telecamere che monitorano il transito. E se al casello la sbarra non si alza, la regola è una sola: fermati in sicurezza e usa il pulsante di assistenza, mai la via di fuga laterale offerta ai lati della sbarra, che si trova nelle corsie e nei caselli destinati al transito di moto e scooter.
E l’assicurazione? Cosa controllare prima di partire
Portare la 125 in autostrada significa affrontare velocità più alte e un contesto di guida diverso da quello urbano. Prima di partire vale la pena dare un’occhiata anche alla tua copertura.
Il punto di partenza è la RC moto, l’assicurazione obbligatoria che copre i danni causati a terzi durante la circolazione. È il minimo di legge, ma in autostrada può avere senso valutare qualcosa in più. Alcune garanzie accessorie diventano particolarmente utili quando allunghi i tragitti:
- Assistenza stradale: se resti fermo lontano da casa, il soccorso e il traino ti tolgono da un bel guaio;
- Infortuni del conducente: copre te, che in moto sei la parte più esposta;
- Furto e incendio: protegge il mezzo quando lo lasci in sosta durante il viaggio.
Con Motoplatinum puoi costruire la copertura attorno al tuo uso reale della moto, aggiungendo alla RC solo le garanzie che ti servono davvero, con formula Bonus Malus e guida libera. Se stai pensando di usare la moto più spesso, ora anche in autostrada, dai un’occhiata anche a come gestire i periodi di fermo con la guida alla sospensione dell’assicurazione moto: utile per mantenere l’assicurazione quando il mezzo resta in garage.
FAQ: domande frequenti
Domande frequenti
Una moto 125 può andare in autostrada nel 2026?
Qual è la cilindrata minima per andare in autostrada in moto?
Un sedicenne con patente A1 può guidare la 125 in autostrada?
I cartelli in autostrada dicono ancora 149/150 cc: posso entrare con la 125?
Le moto pagano il pedaggio in autostrada?
Una moto 125 può usare il telepedaggio e avere lo sconto?
Come si ottiene lo sconto del 30% sul pedaggio per le moto?
Cosa si rischia guidando una 125 in autostrada senza rispettare i limiti?